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A causa dell'uso al quale era destinato, il tappeto, anche se
solidamente tessuto e strettamente annodato, non poteva resistere più di tanto al
trascorrere del tempo, quindi non ci si deve stupire se così poco dei tappeti antichi è
pervenuto fino a noi.

| Il
tappeto di Pazyryk |
Il
tappeto antico |
I
tappeti Lotto e Holbein |
| Il
tappeto turco |
I
tappeti persiani |
Il
Caucaso |
| Derbent
e Kazak |
Turkestan |
Egitto
e Maghreb |
| Afghanistan |
Cina |
Tibet |
| India |
Francia |
Inghilterra |
| Portogallo |
Spagna |
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Il più antico tappeto annodato a noi noto ha circa 2.500 anni e fu
scoperto nella tomba di un capo scita nella vallata di Pazyryk dall'archeologo
russo Serghei Ivanovich Rudenko, durante una spedizione nella regione dei monti Altaj,
nella Siberia meridionale.
I ghiacci perenni del luogo lo hanno miracolosamente conservato nel corso dei secoli
assieme agli altri oggetti rinvenuti nella tomba. Vari studi degli specialisti hanno
stabilito che tutti questi oggetti risalgono al IV-V secolo a.C. Si pensa che questo
tappeto sia originario di Susa, in Persia, fatto che troverebbe una conferma nella sua
decorazione di stile tipicamente persiano. Il tappeto di Pazyryk oggi è conservato
al museo dell'Hermitage a San Pietroburgo (ex Leningrado).
| Straordinario Pazyryk
Lo straordinario tappeto di Pazyryk è in lana e misura circa
4 metri quadrati (200 x 183), i suoi nodi sono fini e regolari. La decorazione è
molto elaborata: il campo
centrale è di un colore rosso scuro, ornato da ventiquattro cassoni stellati. I
bordi sono formati da cinque bande: una riprende il motivo delle stelle, su altre
due vi sono rappresentati degli animali mitologici stilizzati, le altre due bande
raffigurano delle renne e dei cavalli montati o accompagnati dai cavalieri. I
colori, anche se ossidati da secoli di permanenza nel ghiaccio, sono costituiti da
un rosso scuro e da un giallo su fondo grigio verde.
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Dopo il tappeto di Pazyryk, i primi importanti ritrovamento sono quelli
di vasti frammenti rinvenuti nel 1905 dallo studioso svedese F. R. Martin nella moschea di
Alaeddin a Konya, nell'Anatolia centrale, che risalgono alla seconda metà del Xlll
secolo, cioè durante il dominio delle tribù turche dei selgiuchidi, giunte
dall'Asia centrale. Altri esemplari di tappeti selgiuchidi furono rinvenuti venti anni
dopo nella moschea di Eshrefoglu, a Beyshehir, dall'americano R. M. Riefstahl.
Di fronte a così limitati reperti, dobbiamo necessariamente riferirci alle testimonianze
degli storici, dei poeti, dei pittori e degli scultori per sapere che il tappeto faceva
parte della vita quotidiana di antiche civiltà scomparse.
Per esempio, pile di tappeti sono raffigurati su dei vasi etruschi e greci, mentre nello
Yucatan si sono ritrovati dei bassorilievi che raffigurano personaggi intenti a tessere.
Durante gli scavi nell'antica Tebe fu rinvenuto un piccolo tappeto annodato, blu e bianco,
con motivi geroglifici che risalirebbe al IV secolo a.C..
Omero, nel IX secolo a.C., parla già di dozzine di tappeti di grande valore e la
cortigiana dell'Antico Testamento ricopre il suo letto con un tappeto d'Egitto.
I cronisti dell'epoca ci lasciarono gli inventari dei favolosi bottini conquistati dai
Persiani e dai Greci nel corso delle loro guerre, e i tappeti sono compresi fra gli
oggetti più preziosi.
Sempre fonti storiche ci descrivono il tappeto noto coi nome di Primavera di Cosroe:
un tappeto di dimensioni gigantesche (25 x 65 metri) che venne eseguito per ornare il
palazzo dell'imperatore sassanide Cosroe I (531-579 d.C.) a Ctesifonte. Quest'opera
eccezionale rappresenta un meraviglioso giardino con alberi, fiori, ruscelli e cascate. I
fiori e le foglie erano ricamati con pietre preziose di ogni colore, le acque erano di
cristallo e perle, con trame d'oro, d'argento e di seta. Quando nel 637 i conquistatori
arabi si impadronirono dell'Assiria, tagliarono a pezzi e si spartirono fra loro questa
meraviglia, che viene considerata come la progenitrice di tutti i tappeti giardino
tipicaniente persiani.
Anche i Crociati furono affascinati dai tesori d'Oriente durante le loro spedizioni
e riportarono a casa caldi e meravigliosi tappeti. Marco Polo, grande ammiratore di
oggetti artistici, tesse ampi elogi sui vari tipi di tappeti che scopre attraversando
l'Oriente e parla dei tappeti turchi e caucasici come dei migliori del mondo.
Altre fonti islamiche sostengono che i tappeti anatolici del XIII e XIV secolo fossero
tanto ricercati da essere esportati in tutto il mondo. Questi tappeti, che appartengono al
periodo che vedeva il dominio delle tribù turche dei Selgiuchidi giunti dall'Asia
centrale, erano tutti in lana e decorati con motivi geometrici in base ad un
repertorio molto vasto. I colori utilizzati erano soprattutto il blu scuro e chiaro e il
rosso cupo e chiaro.
Nell'epoca successiva, quella ottomana (dal nome del fondatore della dinastia, Othman,
1299-1326), i tappeti mostrano una sostanziale continuità rispetto a quelli annodati
anatolici del periodo selgiuchide.
Nei secoli XIV e XV il tappeto assume due fondamentali aspetti: quello della
raffigurazione di animali (in particolare uccelli e quadrupedi) molto stilizzati e quello
con motivi geometrici. La loro documentazione, in mancanza di sicuri reperti, viene tratta
soprattutto dalla pittura dell'epoca, in particolare di scuola italiana e spagnola.
Il notevole numero di tappeti rappresentati nella pittura italiana ed europea non deve
sorprendere, dal momento che tra il XIV ed il XV secolo l'Italia (Venezia in
particolare) fu il maggior importatore di tappeti orientali del mondo, pezzi bellissimi
che venivano poi commercializzati in tutta Europa.

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Durante il Rinascimento vennero importati in Europa dall'Oriente
diversi tappeti Ushak di piccolo formato: la loro decorazione era costituita da grandi
motivi geometrici e da un elegante arabesco
dai colori piuttosto forti, coi fondi generalmente di colore rosso e i bordi costituiti da
un disegno cubico assai stilizzato o da motivi floreali in genere di colore blu. I grandi
pittori fissarono con estrema precisione lo stile di questi tappeti raffigurandoli nelle
loro tele. L'italiano Lorenzo Lotto (1480-1556) dipinse nei suoi quadri un gran
numero di questi tappeti dai disegni angolosi, tanto che essi presero ben presto il nome
dal pittore, perdendo così il nome d'origine.
Nel XV secolo il motivo geometrico sostituisce completamente quello animale. Un disegno
geometrico con ottagoni o altre forme chiuse alternate viene definito Holbein,
dal nome del pittore tedesco Hans Holbein il Giovane (1497-1543) che ha raffigurato questo
tipo di tappeti nei suoi quadri. Gli Holbein
sono di formato non molto grande, i colori sono netti e ben definiti con prevalenza del
blu, del giallo e del rosso, il materiale utilizzato è la lana e il nodo è del tipo
turco.

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La caratteristica fondamentale dell'artigiano turco è quella di
mantenere sempre una stretta osservanza della religione musulmana, la quale impone
ai fedeli di non raffigurare in alcun modo gli essere viventi. Rifiutandosi dunque di
rappresentare la natura reale che lo circonda, egli cerca di tradurre la sua emozione
interiore con motivi geometrici e floreali che si allontanano dalla decorazione persiana,
alla quale pure si ispirano, per diventare simboli rituali in risposta alla tradizione e
ad un pensiero profondo.
I disegni dei vegetali si radicano per seguire un movimento stilizzato dal ritmo
matematico. La composizione divide la superficie del tappeto secondo delle regole
immutabili: il motivo simbolizza la vita e il tempo; il fondo, l'esistenza e l'eternità.
Il disegno è talvolta assai complicato, sempre simmetrico, e lascia il minimo spazio
possibile completamente vuoto.
Diverse bande ineguali e con differenti decorazioni formano i bordi. I colori sono
splendidi, le lane soffici e setose sono magnifiche.
Liberandosi dallo stile arcaico, il tappeto turco prende lo slancio all'inizio del XV
secolo. Appaiono così i tappeti di seta con il pelo molto lungo, dai colori vivaci ma
molto armoniosi. Se il XVI e XVII secolo sono fedeli alle decorazioni geometriche in modo
piuttosto rigido, il XVIII secolo segna una evoluzione nell'arte decorativa turca.
L'ornamento diventa più gradevole, morbido, i colori più dolci. I tappeti realizzati dai
nomadi sono spesso divisi in bande con motivi geometrici a ripetizione.
La decorazione del tappeto da preghiera risponde agli imperativi immutabili della
pratica religiosa dell'Islam, i colori della lana acquistano un preciso significato: il
blu simbolizza il cielo e l'eternità; il verde invece è poco utilizzato perchè è il
colore del Profeta e non deve essere contaminato dai piedi. Il più antico esemplare di
questo tipo di tappeti si trova al Museo Islamico del Cairo, in Egitto. Annodato in
cotone, rappresenta cinque nicchie per la preghiera della famiglia ed è datato 903 Egira,
ossia l'anno 1556.
A Ushak si annodavano tappeti di grandi dimensioni fin dal XV secolo e in epoca ottomana,
questi tappeti vennero esportati dai mercanti veneziani in tutta Europa. Chiamati anche tappeti
dei signori, gli Ushak erano di forma rettangolare e di grande dimensione. Sobrio nel
disegno, ricco nel colore, l'Ushak è un tappeto di alta classe, ricercato dai
collezionisti ed esposto nei più importanti musei.
Nel XVIII e XIX secolo i tappeti turchi hanno conosciuto una notevole diffusione, in
particolare con i tappeti da preghiera. Si tratta di tappeti in lana, raramente in
cotone, annodati col nodo turco: i colori più diffusi sono i toni caldi del rosso e del
blu. I centri di maggiore importanza sono Ghiordes,
Kuia, Ladik, Mujur e Milas.

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Poche sono le notizie che si hanno dei tappeti persiani fino al XV
secolo. Se nel periodo selgiuchide quasi certamente venivano annodati tappeti in Persia,
soltanto in epoca ilkhanide (1221-1353) alcune miniature cominciano a fornirci
qualche documentazione, che diverrà veramente importante solo a partire dal XV secolo. I
disegni sono geometrici, con vari tipi di ottagono, divisi o uniti fra loro con motivi di
collegamento.
Nel XV secolo in Persia il disegno abbandona il motivo geometrico
per assumere dei motivi floreali, probabilmente grazie ai contatti con l'arte
orientale (Cina).
L'arte persiana conosce il suo apogeo nel XVI e XVII secolo, quando nascono artisti
eccezionali che partecipano alla creazione di importanti tappeti, i cui cartoni sono opera
dei più bravi miniaturisti dell'epoca. L'immaginazione poetica e il gusto della natura di
questi artisti portarono alla creazione di decorazioni arabescate, ricche di fiori,
animali reali o fantastici e personaggi reali o leggendari. Gli artigiani accostano con
eccezionale armonia colori dolci, riscaldati da toni puri, e impiegano i materiali della
migliore qualità.
I tappeti da caccia testimoniano l'importanza che questo passatempo aveva nella
vita di corte. I tappeti giardino
discendono dal tappeto leggendario di Cosroe I, sovrano sassanide, così come i tappeti a
medaglione. I tappeti a mosaico, dai motivi floreali d'ispirazione naturalista, hanno lo
scopo di distrarre gli occhi dalla vista del deserto.
L'epoca safavide (1501-1732), con la sua stabilità sociale e politica, rappresenta
il periodo d'oro della manifattura persiana. In particolare Shah'Abbas (1588-1629) fu un
grande mecenate di tutte le arti e favorì l'installazione di telai nel suo palazzo.
In questo periodo le tecniche di tintura delle fibre si fanno sempre migliori e la ricerca
di diverse sfumature e tonalità di colori offre all'artista la possibilità di esplorare
nuove figurazioini. Inoltre la seta non viene più impiegata soltanto per l'ordito e la trama,
ma utilizzata anche per il pelo. Tale scelta si rivelò interessantissima, perchè la seta
consentiva una densità di nodi molto elevata, tanto da poter raffigurare in ogni
dettaglio bellissime scene naturalistiche.
I maggiori centri persiani nella produzione di tappeti furono cinque: Tabriz, Kashan,
Isfahan, Kirman e Herat.
TABRIZ - Uno dei centri di maggior produzione del tappeto fu
Tabriz, prima capitale safavide, situata nella Persia nord-occidentale. Il tappeto detto di
Ardabil, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra è enorme, misura 11,50 x
5,34 metri e reca un'iscrizione che lo data 1539-40. Ordinato per la sala centrale del
mausoleo dello Shaikh Safi-ed-Din, richiese tre anni di lavoro per realizzarlo.
L'importanza di questo capolavoro è testimoniata dal fatto che venne addirittura definito
holy (santo) quando, nel 1892, fu posto in vendita. Il tappeto che ha trama
ed ordito in seta e pelo in lana, ha i colori principali blu, rosso, giallo, verde in
varie tonalità.
Un altro importante tappeto di questa zona è quello con scene di caccia su sfondo
floreale, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Di datazione incerta (per alcuni
1542-43, mentre altri esperti indicano 1522-23), ha l'ordito in seta, la trama
in cotone e il pelo in lana, è realizzato col nodo Sehna,
i colori principali sono rosso, giallo, blu e verde, tutti in varie tonalità.
Questa regione ha subito una notevole influenza europea ed americana nella lavorazione dei
suoi tappeti, che negli ultimi decenni sono stati prodotti in tutte le dimensioni e con
una varietà di disegni spesso forniti dagli stessi importatori dell'Ovest.
KASHAN - Altro centro di grande prestigio è questa piccola
città dell'Iran centrale. Gli esemplari più fini ed eleganti dell'epoca safavide
provengono proprio da questa manifattura che godette della protezione imperiale.
Caratteristica dei tappeti di Kashan è l'impiego della seta nell'ordito, nelle
trame e nel pelo. Tra i tappeti più belli qui realizzati si ricorda il tappeto di Vienna,
il cui campo
reca scene di caccia su uno sfondo vegetale con cespugli e fiori.
A Kashan, oltre ai tappeti con scene di caccia, venivano annodati tappeti più piccoli con
motivi di animali e disegni di fiori nel campo
e nei bordi.
Di rara bellezza, i tappeti Kashan sono assai ricercati ed il loro valore è tutt'oggi ai
massimi livelli.
ISFAHAN - Importantissima nell'arte dell'annodatura del
tappeto persiano fu Isfahan, città situata nel cuore della Persia, che Shah'Abbas
designerà a nuova capitale del suo regno. Proprio sotto il regno del grande imperatore
(1588-1629) la città conosce un periodo di grandissimo splendore artistico anche
nell'annodatura dei tappeti con l'istituzione della karkhana (manifattura statale).
Erede di Tabriz, Isfahan diventa famosa per i suoi tappeti di seta dalla decorazione
prevalentemente floreale. Inoltre si sviluppa la tecnica del tappeto broccato
in argento e oro, che viene ad assumere straordinari effetti visivi e cromatici. I colori
vedono la prevalenza dei toni pastello. Gli Isfahan d'epoca sono tappeti di gran pregio e
molto rari.
Dopo un periodo di decadenza si ebbe una produzione moderna piuttosto comune, poco costosa
e di tipo commerciale. In questa zona oggi sono tessuti esemplari moderni, chiamati Nayin,
a soggetto floreale eseguito con lane pregiate, eccezionalmente annodati, che sono tra i
tappeti moderni più fini e di maggior prezzo.
KIRMAN - Alla regione di Kirman, nella Persia
centro-meridionale, si deve la realizzazione di una tipologia particolare di tappeti
che vengono definiti a vaso, in quanto spesso compare nel disegno, dominato da motivi
floreali, la forma di un vaso. I colori sono ricchi e intensi, mentre i disegni dei bordi
appaiono non perfettamente definiti.
Verso il 1920 una forte richiesta degli ammiratori americani portò alla nascita di nuovi
laboratori destinati alla produzione di tappeti per il mercato americano, che vennero
appunto chiamati Kirman americani. Dopo l'ultima guerra, i disegni variarono e subirono
l'influenza occidentale, per cui oggi i tappeti Kirman non hanno più i ricchi arabeschi
di un tempo, ma soltanto un piccolo medaglione centrale che lascia libera la maggior parte
del fondo a tinte chiare, con preferenza per l'avorio.
HERAT - Città dell'odierno Afghanistan, Herat
diventò un importante centro della produzione di tappeti verso la metà del XVI secolo. I
manufatti di questa regione sono di tipo fioreale, ed herati
(di Herat) viene definita la decorazione dei bordi con foglie lanceolate in posizione
simmetrica o con una losanga formata da tralci e fiori. Il campo
del tappeto ha come motivo dominante dei piccolissimi tralci floreali a spirale, con
arabeschi e nastri che si intrecciano o si sovrappongono.
Questi tappeti vennero importati in gran numero in Europa, dove erano molto apprezzati, e
vennero riprodotti nelle pitture di alcuni tra i maggiori artisti come Velasquez,
Vermeer e Rubens.

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La regione caucasica (Georgia, Daghestan, Azerbaigian, Armenia), ha
avuto contatti con diverse civiltà che si sono costantemente incrociate in questa zona,
vero e proprio centro dei traffici carovanieri e commerciali. La cultura locale ha quindi
avuto modo di assimilarle parzialmente e rielaborarle in base alle proprie tradizioni,
creando così alcune caratteristiche tipiche di quest'area.
Parlando di tappeti, un motivo che ricorre frequentemente nella decorazione è quello del
drago: il tappeto viene generalmente suddiviso, seguendo uno schema di tipo geometrico, a
losanghe o reticolo, con i singoli draghi molto stilizzati e intervallati fra loro con
motivi floreali che ricordano quelli persiani a vaso. Il materiale impiegato è la lana
che viene annodata con il metodo turco, e i colori sono molto vivaci, con le più belle
tonalità di rossi e gialli.
Tra i centri maggiori di produzione ricordiamo Kuba (con manufatti caratterizzati
da una decorazione a fiori stilizzati, alternati con sfondi di colori diversi), Shirvan
(di grande livello tecnico e artistico, molto interessanti i tappeti da preghiera con
decorazione sul motivo del botè),
Karabagh.

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Di grande interesse sono i tappeti Kazak (che in tartaro significa
cavaliere della steppa, nomade), prodotti da popolazioni nomadi turco-tartare che finirono
con lo stanziarsi nei villaggi montani del Caucaso sud-occidentale. Contraddistinti da
un'annodatura larga e da un pelo medio-alto, i tappeti Kazak hanno una decorazione
costituita da disegni semplici e geometrici dalle grandi proporzioni. Grazie all'ottima
qualità della lana utilizzata, che consente un perfetto assorbimento delle tinture, il
tappeto Kazak possiede una brillantezza ed una vivacità di colori straordinarie. La
maggioranza di questi tappeti si colloca tra la metà del XIX e il primo ventennio del XX
secolo.

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Abitato da tribù nomadi o seminomadi, il Turkestan è compreso
geograficamente fra il Mar Caspio, le città di Bukbara e Samarkanda,
il lago di Aral e l'attuale Iran. Dedite alla pastorizia, queste tribù
affidavano alle donne l'annodatura dei tappeti e di altri oggetti di uso quotidiano
(borse, sacche per conservare alimenti, selle).
Anche se non abbiamo alcuna prova concreta che confermi la
produzione di tappeti turcomanni prima del XIX secolo, gli esperti concordano sul fatto
che una cultura tessile così avanzata come quella dei turcomanni non possa essere sorta
in epoca recente, e derivi quindi da un'antichissima tradizione in questo campo.
I tappeti turcomanni sono caratterizzati da una decorazione spesso geometrica, dal colore
d'assieme che va dal rosso al rosso-bruno e dalla ripetizione all'interno del campo
del motivo del gul (in persiano fiore, emblema di ciascuna tribù, a
struttura geometrica di forma spesso ottagonale). Il disegno di questi tappeti conserva
una straordinaria fedeltà a quelli dei modelli antichi tradizionali, di conseguenza la
libertà creativa si limita quasi esclusivamente alla scelta ed alla combinazione dei
diversi motivi ornamentali.
In genere, per definire i tappeti turcomanni si ricorre al nome della tribù di
provenienza, che è rappresentata da uno specifico gul:
Tekke, Yomut, Ersari, Saryk, Chodor. L'uso commerciale tuttavia ricorre speso ai nomi
delle città che costituiscono i principali centri di smistamento: Bukhara, Merv, Khiva,
Pendeh e Beshir.
I tappeti di Bukhara sono stati sino ad oggi i più imitati, non solo nella
lavorazione a macchina delle fabbriche europee, ma anche nella stessa Persia. I Bukhara
sono annodati su telai orizzontali utilizzando il nodo persiano, sono tutti in lana, i
colori vedono prevalere le varie tonalità del rosso, la decorazione è costituita da una
serie di ottagoni tagliati diagonalmente da un disegno bianco. Nella bordura principale si
ritrova il motivo di fondo e spesso i pezzi più pregiati hanno le testate rifinite con un
alto Kilim.
Nella lavorazione moderna, assai accurata se eseguita nella regione di origine, si possono
trovare pezzi che raggiungono e oltrepassano le dimensioni tradizionali, che sono
abbastanza contenute.
I tappeti del Turkestan orientale vennero impropriamente chiamati Samarkanda,
perchè i mercanti europei li videro per la prima volta in questa cittadina, posta in
territorio uzbeko, che era il centro commerciale più importante della regione. L'arte
dell'annodatura fu insegnata dagli artisti persiani catturati da Tamerlano, per cui anche
se nei tappeti Samarkanda prevalgono le caratteristiche cinesi, si può notare una certa
influenza persiana nei simboli floreali.
Questi tappeti erano realizzati col nodo asimmetrico e la trama
e l'ordito erano prevalentemente in cotone, anche se gli esemplari più antichi
presentavano trame e pelo in una lana di ottima qualità e tanto spesso che dava ai
tappeti una particolare lucentezza. Di eccezionale raffinatezza erano poi gli esemplari in
seta. La decorazione si ispirava ai gul
turcomanni, con rosette policrome allineate e medaglioni rotondi. I colori, molto vivaci,
andavano dal giallo, al rosso, all'azzurro ed al blu.

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Se in Egitto l'arte dell'annodatura risale certamente ad epoca
antichissima (i primi telai sembra che siano stati inventati oltre 2.500 a.C.), tuttavia
non ne abbiamo documentazione certa. Di sicuro si sa che agli inizi del XVI secolo vennero
realizzati al Cairo dei tappeti annodati, i cosiddetti tappeti mamelucchi. Questi
deliziosi manufatti hanno disegni geometrici, sono realizzati in lana con il nodo
persiano, i colori prevalenti sono vivaci e tendenzialmente monocromatici.
Anche nel Maghreb (territori dell'Africa settentrionale ad influenza islamica) si
pensa che l'arte dell'annodatura abbia origini antiche. Oggi vi si annodano tappeti che
imitano il repertorio decorativo persiano. Un grande successo riscuotono i tappeti
berberi, dallo schema decorativo semplice e dal pelo lungo e folto, che ben si adattano al
gusto occidentale.

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In Afghanistan la creazione di tappeti ricamati è una tradizione
artigianale familiare assai antica. Vi lavorano sia gli uomini che le donne: seduti per
terra, con l'opera posta sulle ginocchia (senza telaio, quindi), utilizzano aghi di ferro
o di legno.
Ferventi musulmani, gli Afgani decorano i loro tappeti con motivi geometrici. Le figure
traggono ispirazione dagli ottagoni tradizionali e sono separate da file di stelle del Daghestan.
Assai soffici, questi tappeti sono di un colore brillante rosso cupo o mattone, e la
ripetizione dei motivi, tutt'altro che monotona, dona una ritmo sbalorditivo all'insieme.
La loro decorazione si avvicina a quella dei tappeti Sumak con grandi ottagoni (che
rappresentano la zampa dell'elefante), losanghe e stelle disegnati in tinta nera o blu
scura.

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Non si hanno documenti relativi alla nascita del tappeto in Cina; si sa
soltanto che il tappeto di feltro, tutt'oggi fabbricato, venne realizzato dai pastori
nomadi in tempi assai remoti.
Gli imperatori ed i mandarini ebbero tappeti annodati fin dall'antichità: i racconti
parlano della loro utilizzazione in Cina già nel 1122 a.C., ma come è naturale non ci è
pervenuto alcun resto di queste antiche opere.
Paese produttore di lana e inventore della seta, la Cina fu del resto un luogo
ideale per lo sviluppo di tale arte. Gli ateliers venivano installati presso la Corte e
gli imperatori erano soliti farsi seguire nei loro spostamenti da tutto un popolo di
artigiani. Per questo motivo lo stile dei tappeti cinesi non viene designato dal loro
luogo di produzione, ma dalla dinastia degli imperatori che presiedettero alla loro
realizzazione.
Fino alla dinastia Ming (1 368-1644) l'ispirazione realizzatrice cambiò
notevolmente, passando dal confucianesimo al taoismo e quindi al buddismo di matrice
indiana. La decorazione dei tappeti cinesi si richiamava a tutta una serie di geni, di
demoni e di animali favolosi che simbolizzavano l'eterna lotta tra il Bene e il Male.
Si attribuisce a K'ang-hi il merito di essere all'origine del vero stile cinese,
del quale dettò i principi creando le premesse per un grande sviluppo della fabbricazione
di tappeti. Sotto il suo regno apparve il famoso giallo imperiale, e nuove tinte
verranno elaborate sotto il regno di suo figlio, tinte che danno ai bordi del tappeto dei
riflessi che richiamano la porcellana o lo stagno.
Anche se gli artigiani cinesi resistettero a lungo alle influenze persiane e indiane, la
via della seta che legava da tempi immemorabili Isfahan a Pechino contribuì
a creare importanti scambi culturali, come ci viene confermato dal tappeto di Pazyryk.
Comunque si pensa che la parte quantitativamente più significativa della produzione
cinese di tappeti sia opera delle manifatture che lavorarono durante il regno di Ch'ieng
lung (1736-1795).
Nella civiltà cinese la simbologia aveva un valore importantissimo ed i simboli, quindi,
rivestono un ruolo fondamentale nella decorazione: anche i tappeti, nella loro
maggioranza, presentano tutta una serie di motivi ed immagini che, decifrati, assumono il
significato di buon augurio o di celebrazione. Vi sono anche tappeti con scene tratte
dalla mitologia o paesaggi naturalistici.
Di buona qualità dal punto di vista tecnico, i tappeti cinesi vengono annodati su telai
verticali coi nodo persiano non molto fitto, sono in lana con ordito e traina spesso in
cotone. Molti sono, ovviamente, i tappeti in seta.
Mentre i tappeti cinesi antichi erano generalmente piccoli e a forma rettangolare, verso
la metà dell'800 assunsero una forma generalmente quadrata per arrivare alle manifatture
di Paatow e Ningsh, dove si eseguono pezzi in tutte le misure richieste
dagli Occidentali e in tutte le varietà di colori e disegni. La varietà è ormai tale
che arriva a darci delle parures per le camere da letto, composte da due
scendiletti e fondo letto in diverse dimensioni.

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Originariamente destinati all'uso domestico e all'arredamento dei monasteri
buddisti, i tappeti tibetani erano generalmente di piccole dimensioni e quadrati.
La struttura era in cotone o lana e l'annodatura era eseguita ricorrendo ad un nodo
particolare (nodo tibetano) di derivazione persiana, coi filo di lana che usciva dal nodo
formando un occhiello per reinserirsi nel nodo successivo. Gli occhielli venivano poi
recisi tutti insieme con una bacchetta di ferro.
Presentavano tre tipi di disegni principali: il medaglione, il motivo ad animali e quello
floreale ripetuto e stilizzato. Caratteristica dei tappeti tibetani era di essere foderati
o bordati con fasce di panno rosso.

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Il tappeto in India, anche se il suo uso per ragioni climatiche era
prevalentemente riservato alla corte ed alle classi elevate, deve il suo sviluppo alla
dinastia dei Moghul (1526-1858). Grandi sostenitori delle arti, i sovrani Moghul
diedero un notevole sviluppo all'arte dell'annodatura del tappeto. A Lahore,
capitale del Punjab, furono eseguiti i tappeti più belli della dinastia Moghul:
d'impianto floreale, avevano di prevalenza il campo
rosso lacca, blu o azzurro con motivi in giallo oro di gran risalto.
La decorazione opera una piacevole fusione tra i motivi persiani (in particolare di Herat)
e quelli più tipicamente indiani con l'introduzione di motivi floreali (rose, campanule,
violette, peonie, gigli) e animali (coccodrilli, tigri, elefanti, draghi e ch'i-lin,
creature fantastiche di derivazione cinese). Dal punto di vista tecnico, i tappeti indiani
sono ben fatti, il nodo utilizzato è quello persiano con una densità molto alta, la lana
impiegata è molto sottile mentre i tappeti di seta (rari) hanno un'altissima densità di
nodi. Tra i più richiesti oggi sono i tappeti di Agra, che hanno una annodatura
molto fine e serrata, sono decorati con disegni persiani e hanno colori molto delicati ed
armoniosi (in prevalenza giallo, avorio, rosa e verde pallido) che si ripetono su tutto il
campo.

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A partire dal 732, la cittadina di Aubusson (distante 300
chilometri da Parigi) era diventata un'importante manifattura di arazzo
destinati inizialmente ad abbellire le pareti, in seguito utilizzati anche come tappeti.
Tale produzione conobbe il suo massimo splendore nel '600 con la creazione della
Manifatture Reali di Gobelin, Beauvais, e Aubusson.
La creazione e lo sviluppo dell'industria del tappeto in Francia è dovuta a Enrico IV.
Dopo un periodo oscuro, la ripresa degli scambi commerciali con l'oriente favorisce la
moda del tappeto e costituisce un onere non indifferente per le casse reali. Allora,
dietro consiglio di Sully, il re decide di favorire la creazione di ateliers per la
fabbricazione di tappeti. Affida il compito a Pierre Dupont, che si installa al Louvre e
perfeziona il metodo di realizzazione dei tappeti applicando le tecniche di annodatura
orientali.
Quando un apprendista di Dupont, Simon Lourdet, si insedia in una fabbrica di
sapone abbandonata a Chaillot, nasce la Manifattura reale e nel 1626, sotto il patrocinio
di Luigi XIII i due finiscono per associarsi. Nel 1663 la manifattura reale della Savonnerie
è fondata sotto la direzione del primo pittore di Francia, Charics Le Brun. Grazie alla
guida di Le Brun i tappeti reali acquistano un senso nuovo: quello di partecipare alla
decorazione delle sale alle quali sono destinate, perdendo così la caratteristica
principale dei tappeti orientali che è quella di poter essere trasportati ovunque. Questa
nuova concezione del tappeto venne ben presto seguita in tutta l'Europa.
Nel 1825 l'atelier viene unificato con la Manifacture Nationale des Gobelins e ivi
trasferita. Il periodo più prolifico è quello compreso tra la metà e la fine del XVII
secolo.
I motivi decorativi, in genere di tipo floreale, paesaggistico e di ispirazione
mitologica, riflettono il gusto neoclassico, ma vi è anche un buon numero di tappeti con
decorazioni in stile rococò.
La produzione francese di tappeti è di notevole livello tecnico, anche se non vi è una
grande densità di annodatura.

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I più antichi tappeti annodati inglesi risalgono alla seconda metà
del XVI secolo ed imitano quelli orientali con trame ed orditi in canapa e lino. Destinati
al mercato nazionale, erano considerati oggetti di gran lusso.
In seguito all'immigrazione di artigiani protestanti francesi, dopo l'Editto di Nantes
(1685) si vanno diffondendo tappeti decorati con motivi di gusto e repertorio europeo.
I motivi, prevalentemente floreali, per lo più erano disegnati da architetti; i colori,
più armoniosi di quelli utilizzati per i tappeti persiani, vedono comparire per la prima
volta il nero.
I laboratori più importanti erano quelli di Fulham, Exeter, Axminster e Donegal.
Ma quello più famoso è probabilmente l'atelier di Moorfields, dove T. Moore
produceva tappeti che si rifacevano allo stile creato dall'architetto Adam.

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A partire dal Rinascimento, nel Portogallo si è sviluppata l'arte
della realizzazione di tappeti particolari che adottavano il punto treccia, secondo una
tradizione che si è mantenuta costante negli anni fino al giorno d'oggi.
Il tipico tappeto portoghese viene definito d'Arraiolos, prendendo il nome da
questa cittadina del sud del paese dove lo si tesse dal XVII secolo. Fu infatti in questa
epoca che comparvero gli esemplari più belli, ricamati con l'ago su dei grandi canovacci
di canapa.
Se all'inizio il punto era piuttosto piccolo, nel XVIII secolo cominciò a diventare più
grande e l'ispirazione indiana, di tipo geometrico, prese il posto di quella persiana,
creando così una vera rivoluzione decorativa. Il punto treccia, infatti, si presta
ottimamente a queste decorazioni un poco spigolose. I colori classici degli
Arraiolos sono piuttosto belli, con predominanza di verdi delicati e di rosa pallidi.
Da lungo tempo questo tipo di tappeto è eseguito dalle ospiti della prigione femminile,
tuttavia nei villaggi dei dintomi i tessitori, uomini e donne, si installano ancora
davanti alla loro casa e spesso diverse persone lavorano insieme allo stesso tappeto.

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Furono i Mori ad introdurre in Spagna, fin dall'VIII secolo, i
tappeti per abbellire le loro residenze. Durante il XII secolo si svilupparono delle
produzioni locali, in particolare a Cuenca e Alcaraz: i disegni, che
risentivano di motivi turchi con influenze egiziane, diedero grande sviluppo anche ai moti
vi araldici.
Il tipo di annodatura particolare adottata, definito arabo-spagnolo, era stato usato dai
copti d'Egitto, e probabilmente a loro si deve l'importazione del nodo in Spagna intorno
al X secolo. Lo stile dei tappeti, che viene chiamato Mudéjar (nome assegnato ai
musulmani che vivevano sotto un sovrano cristiano) a partire dal XIII secolo, è
caratterizzato dall'unione di elementi moreschi a motivi tipicamente occidentali.
I centri più famosi sono Chinchilia, Letur, Alcaraz e Cuenca. Verso la fine del XV
secolo gli artigiani spagnoli adottano nella realizzazione dei tappeti dei motivi
tipicamente occidentali e floreali, con una preferenza verso il melograno. Nel XVI secolo
tale conversione si intensifica con l'introduzione nei tappeti dei motivi tipici del
Rinascimento.
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